|
L’origine di San Giovanni in Galdo è abbastanza conosciuta ed è posteriore all’anno mille. Vi è, però, un enigma che avvolge il nome e soprattutto l’origine dell’appellativo “in Galdo”. Secondo varie fonti il paese sarebbe stato sottomesso ad una cittadina ormai scomparsa chiamata Gaudia o “Civitatis ad mare” (la sua esistenza è certificata da una bolla d’Innocenzo IV risalente al 1254), proprio a causa di questa subordinazione il paese accettò l’appellativo suddetto. Quest’ultimo, però, cadde in disuso e fu restituito solo dopo il 1860 per distinguere il comune da altri omonimi presenti nel regno. San Giovanni in Galdo fu concesso, dopo il declino della dominazione longobarda, in feudo alla badia di S. Sofia di Benevento, rimase un feudo ecclesiastico fino al 1785. Alcuni sostengono, però, che il feudo sia appartenuto anche ai Conti di Molise che lo trasmisero ai Gambatesa o ai Monforte. Queste opinioni, in ogni modo, non sono supportate da nessuna testimonianza concreta se non da alcune tradizioni orali e popolari. Dal 1785, quindi, dopo la legge abolitiva, la giurisdizione del paese fu esercitata da un Governatore Regio. Nel 1794, poi, Ferdinando IV di Borbone concesse l’amministrazione dei beni di S. Sofia al cardinale Fabrizio Ruffo, con obbligo di disporre soltanto dei due terzi delle rendite, il resto era riservato alla suddetta Curia. In seguito agli eventi del 1799, anno in cui fu esiliata la famiglia reale, tutti i beni della curia di S. Sofia di Benevento passarono nelle mani di Fabrizio Ruffo. Quest’ultimo ricevette anche il diritto di nomina dell’abate “pro tempore” e l’unica condizione restrittiva imponeva che alla sua morte tutte le sue proprietà andassero al duca di Baranello. San Giovanni in Galdo fu quindi una terra regia dal 1795 al 1806.
Arte
Cappella S. Maria del Carmine (1600):
Ad una sola navata. Sulla via tra il paese e Campolieto. Accanto un piccolo convento,un tempo grancia dei Carmelitani Scalzi. Passo ai PP. Dottrinari, che lo tennero fino alla soppressione del 1809. Nel 1840 l’occuparono i PP. Conventuali, che restarono fino alla soppressione definitiva (1867). Nel 1818 il rettore, don Luigi Minichini, capo carbonaro, assassino il frate laico Carmine Carrella da Saviano. Ne sorse una sommossa popolare.
Cappella SS. Annunziata (1700):
Ad una sola navata. Danneggiata dal sisma del 1805, fu restaurata nel 1863, i cui lavori furono completati nel 1903. E’ sede dell’omonima confraternita.
Chiesa di S. Germano Vescovo (1300):
Coeva all’abitato, che si ampliò in epoca normanna. Ha subito molte vicende edilizie a causa dei vari terremoti. Custodisce un pulpito romano – gotico, decorato da figure di santi e allegoriche, proveniente dalla soppressa Chiesa di S. Giovanni. E’ retto da due pilastrini con capitelli decorati, con un arco trilobato. Sul loggiato i simboli dei quattro evangelisti. Due leoni trecenteschi sorreggono le due acquasantiere (anche questi di S. Giovanni). Il restauro del 1647 provvide ad un primo ampliamento, a cui segui un altro nel 1691, allorché fu portata a tre navate, divise da colonne di travertino con capitelli lavorati. Un restauro del 1891 ha provveduto alle decorazioni in stucco. Nel 1896 è stata eretta a parrocchia, assorbendo il titolo di S. Giovanni Battista, visto il crollo della chiesa. In questa chiesa Amedeo Trivisonno nel 1949 dipinse un affresco il catino absidale con la scena della Creazione del Mondo. La composizione presenta un asse ideale mediano con l’Eterno Padre in alto, avvolto in un manto mosso dal vento, e circondato da puttini, con le braccia aperte. Al centro è dipinta la colomba dello Spirito Santo e in basso il Cristo Crocifisso. Lateralmente fanno da sfondo le montagne e molte specie di animali e di piante. Il cielo è cosparso di astri e di pianeti. La croce si innalza al centro su un massiccio tronco di albero contorto dal quale partono dei rami, e su uno di essi è avvolto il serpente, chiaro riferimento al peccato originale che insidia la vita. La croce che si erge sull’albero vuole significare che la morte di Cristo è legata all’albero del bene e del male da cui derivò il peccato di Adamo.
Ex-Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista (1000):
Di antica origine. Nelle sue vicinanze esisteva un convento dei Templari o dei Benedettini, fondato nel IX secolo, attorno a cui si forma il primitivo abitato. I benedettini curarono la colonizzazione delle terre, ai cui contadini assicurarono l’esenzione dal fisco imperiale. E’ la prima parrocchia del paese. Era formata da un’unica navata di forma irregolare. L’arcivescovo di Benevento nel 1896 ne trasferì il titolo e la funzione parrocchiale alla chiesa di S. Germano.
Tempio Italico:
Sono presenti nell’agro del paese i resti di un antico tempio italico.
Tradizioni
Tra le tradizioni ancora in uso nel paese vi è quella della sagra del "frecassè", che cade il 29 agosto, in occasione della festività di San Giovanni, il tipico pasto consiste in interiora d'agnello, uova e formaggio. Una rappresentazione da non tralasciare è la Via Crucis che si avvale della recitazione degli abitanti del luogo vestiti con abiti d'epoca. La stessa si conclude con la "Crocefissione" sul Colle Calvario. Nelle notti del 31 dicembre e del 6 gennaio, gruppi di persone del paese intonano le tradizionali "maitunate". I canti ed i balli tradizionali del luogo, vengono raccolti e rappresentati dal gruppo folcloristico "Zig-Zaghini" in tutte le parti del mondo.
Sport e tempo libero
Per le attività sportive, l'unico impianto disponibile è la palestra polifunzionale comunale. San Giovanni in Galdo dista 12 Km. da Campobasso e 65 Km. da Isernia.
|