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Provate ad immaginare la calma e la serenità di un tipico paese mediterraneo, circondato da una natura semplice e suggestiva, dove i comignoli sul tetti lasciano i pennacchi di fumo che spargono l'odore di camino e legno lungo i vicoli di pietra. Immaginate, poi, tra le case antiche di questo paese di incontrare i bastioni di una possente fortezza medioevale che domina le case, i vicoli e le valli circostanti; immaginate ancora un bosco, la magia del suo silenzio, il colore delle sue stagioni... Immaginate tutto questo e scoprirete di trovarvi a Tufara: un piccolo centro di inaspettata semplicità mediterranea dove la luce del cielo, il colore delle pietre, il ritmo della vita e tutto il resto vi parleranno sempre di cose semplici e genuine. E' per questi motivi che negli ultimi anni tutto il paese ha contribuito al recupero ed allo sviluppo dei suoi beni più rappresentativi: il restauro del Castello Longobardo e della Chiesa dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo, la sistemazione di Bosco Pianella e la relativa costruzione del Centro di Turismo Sociale non sono altro che l'espressione e la volontà del paese di Tufara di conservare la propria storia e il proprio ambiente attraverso un progetto di fruibilità turistica. Rendere fruibile ad un pubblico attento e discreto questi beni significa, per il nostro paese, creare i presupposti per la loro futura conservazione e per uno sviluppo economico e sociale di Tufara stessa che, situata al confine tra Molise, Puglia e Campania, rappresenta un magnifico centro di comunicazione tra culture mediterranee diverse. La storia, la cultura e la tradizione. Stabilire con precisione quando sia sorta Tufara è molto difficile, comunque chiare testimonianze archeologiche mostrano come il territorio sia stato abitato sin dal periodo ellenistico (111-11 sec. a.C.) ed anche successivamente. Chiara testimonianza sono alcuni ritrovamenti di vasi in ceramica e di una particolare ascia, chiamata "bipenne", risalenti al periodo alto medioevale. Si presuppone, comunque, che attorno al sec. XI il centro abitato di Tufara si fosse già ampiamente sviluppato come indicano gli storici che narrano della vita di S. Giovanni. Un documento del XII sec. indica l'appartenenza del feudo di Tufara alla famiglia Marzano alla quale subentra nel XIV sec. la famiglia Gambatesa - Monforte ed inseguito Giovanni della Candida nel XVI sec.. Nel 1531 il feudo passa alla famiglia Crispano, nel 1629 alla famiglia Carafa e nel 1639, fino alla fine dell'epoca feudale, alla famiglia Pignatelli. Ovviamente la storia del centro abitato di Tufara è strettamente collegata a quella del castello che fu residenza delle famiglie feudatarie ma il castello, comunque, non rappresenta l'unico elemento architettonico di rilievo di Tufara che nella parte più alta del borgo antico ospita la bellissima parrocchiale dedicata ai S.S. Pietro e Paolo. La chiesa, che si ritiene anteriore al 1170, si presenta nella sua architettura in stile romanico con una facciata molto semplice adornata da un bel portale al quale si accede da una ripida scalinata prospiciente l'attuale piazza Garibaldi. Molto bello anche il portale laterale con il suo arco a sesto acuto tutto in pietra e lavorato in bassorilievo. L'interno, a tre navate, restaurato nel XVIII sec. si presenta con i classici stili del tardo barocco e conserva un bellissimo altare e uno splendido dipinto su tavola, raffigurante una Madonna con Bambino detta "Madonna della Neve", opera del famoso artista napoletano "Lo Zingaro". La chiesa, grazie ai recenti lavori di restauro, è ritornata alla sua antica bellezza e fa da contrappunto al castello situato sul lato opposto della piazza che funge da punto di raccordo del borgo antico. Percorrendo le lunghe scalinate e i vicoli del borgo è possibile apprezzare direttamente l'origine da cui deriva il nome del paese, ovunque infatti è possibile notare gli spuntoni di tufo che costituiscono le cantine e le fondamenta delle case unite, verso l'alto, da caratteristici passaggi pensili che fanno da arco ai vicoli. Case rustiche si alternano a palazzotti nobiliari dai caratteristici portali in pietra molto spesso adornati al centro dell'architrave da un fregio o da un emblema. Una passeggiata nel borgo, nelle candide nevi d'inverno o nella ristoratrice frescura d'estate, è un'esperienza gradevole ed emozionante proprio in questi vicoli è possibile respirare appieno l'atmosfera della tipica vita mediterranea fatta di gerani alle finestre, di odori di cucina e di gente che incontrandosi si scambia un saluto amichevole. Le abitudini, le tradizioni e la cultura degli abitanti del borgo si tramandano di generazione in generazione come la rappresentazione carnevalesca del "Diavolo" che, puntualmente, ogni anno si ripete nell'ultimo giorno di carnevale come evento coinvolgente per tutta la cittadinanza. Nelle prime ore dei pomeriggio sei persone indossano i vestiti tradizionali della rappresentazione in una delle case del borgo antico, ogni anno sempre diversa e tenuta gelosamente segreta; finita la vestizione gli uomini escono improvvisamente in uno dei punti del borgo rispettando una rigorosa formazione. Il piccolo corteo è preceduto da due maschere in costume bianco arricchito da sottili strisce multicolori di tessuto che brandiscono una falce ammonendo i passanti con il ritornello "ah, la morte". Subito dietro ai due si trova la maschera centro della rappresentazione: quella del diavolo, appunto, che interamente ricoperta di pelli caprine nere indossa un'orribile maschera con le corna e batte ripetutamente sulle pietre dei vicoli e delle case il suo tridente di ferro. Chiudono il corteo tre maschere in abiti monastici che tengono il diavolo legato con pesanti catene. Il corteo tocca tutti gli angoli del paese fino a riunirsi, a tarda sera, sotto le mura del castello dove un tribunale del popolo condanna le colpe del carnevale, rappresentato da un fantoccio che viene scaraventato dalle mura della fortezza al segnale di due colpi di fucile; il diavolo, non pago della punizione, raccoglie il fantoccio e a sua volta lo scaraventa dalla parte più alta della rupe dove sorge il paese.
Storia
Stabilire con precisione quando sia sorta Tufara è molto difficile, comunque chiare testimonianze archeologiche, mostrano come il territorio sia stato abitato sin dal periodo ellenistico (111-11 sec. a.C.) ed anche successivamente. Chiara testimonianza sono alcuni ritrovamenti di vasi in ceramica e di una particolare ascia, chiamata “bipenne”, risalenti al periodo alto medioevale. Tufara riceve il nome dalla roccia di tufo sulla qual è stato edificato. Nei registri angioini del 1320 il paese è chiamato “Topharia”. Anche il circondario come detto era abitato sin dal periodo ellenistico, l’origine del paese è fissata intorno al X secolo. Fino al XIV secolo il paese appartenne alla potente famiglia dei Marzano, i quali lo cedettero ai Gambatesa: questi governarono fino al 1465, anno in cui il possedimento divenne di proprietà del demanio. Nello stesso anno Ferrante I d’Aragona assegnò il feudo a Giovanni della Candida, che, alla sua morte, lo lasciò alla figlia Lucrezia, la quale, anch’essa morendo, lo concesse alla sorella Eleonora. Al potere salirono quindi i Crispano, eredi del marito di Eleonora della Candida, ma tale famiglia si estinse nel 1629 ed il feudo passò ai Caracciolo, in quanto uno di essi era marito dell’ultima Crispano. Successivamente Tufara appartenne ai Carafa, ai Pignatelli ed ai Russo, per poi tornare sotto il comando dei Pignatelli, che restarono al potere fino all’abolizione della feudalità.
Arte
Cappella B. Giovanni da Tufara:
Forse si tratta della casa del titolare (1084-1170), che fu trasformata in piccola chiesa. Vi si conserva il quadro con l’effige del beato, che ha sostituito S. Vittore, il precedente patrono. La festa il 12-13-14 novembre. Nel primo dei tre giorni i fedeli attingono l’acqua da un vicino pozzo benedetto, che la tradizione vuole che sia stato fatto sorgere per intervento miracoloso del santo. Con quest’acqua si preparano le panelle, cibo devozionale che è consumato a digiuno. Durante la processione alcune donne partecipano scalze per sciogliere voti. Notevole è l’impegno delle associazioni culturali locali per favorire flussi di turismo religioso verso i paesi del Fortore in unione con altri comuni dell’area.
Castello Longobardo:
L’originale costruzione longobarda serviva al solo scopo di vigilanza, per cui era di ridotte dimensioni e si ergeva su di un’alta roccia tufacea. Il castello fu ampliato prima nel XIII secolo e poi nel rinascimento, fino a raggiungere l’attuale aspetto. All’interno in stile medievale con rifacimenti rinascimentali, tra cui va annoverato lo spazioso ambiente ricoperto da volte, si trovano vari musei ed una sala convegni, mentre il piano superiore scoperto, dopo essere stato opportunamente restaurato è stato aperto al pubblico. Le maestose torri evidenziano come l’edificio sia stato costruito in più periodi; tra queste la più affascinante è quella posta a nord-est che parte dalle mura difensive.
Chiesa Parrocchiale SS. Pietro e Paolo (1000):
Esisteva prima del 1170, quando ne fu sacrista il futuro Beato Giovanni. Ha subito vari cambiamenti. Il maggiore nel 1740, con l’allargamento a tre navate, di cui la centrale è più lunga e più alta delle laterali. Sede della Congregazione del SS. Sacramento e Rosario, la cui istituzione risale ai primi dell’Ottocento. II Monte Frumentario fu istituito nel 1884. E’stata di recente restaurata a cura della Sovrintendenza.
Chiesa S. Maria del Carmine (1600):
Una volta extra moenia, ora invece al centro del paese, con una piazza, pubblica fontana. Subì un vasto restauro all’inizio del Settecento, fu riconsacrata nel 1720 come si legge in una lapide. Per comodità degli abitanti qui si celebrano la maggior parte dei culti divini. Sede della Congregazione di Carità.
Tradizioni
Hanno luogo a tufara nel corso dell'anno, alcune fiere di merci e bestiame: il 16 Luglio, il 28 Agosto in occasione della festa di Santa Maria del Carmine, il 29 Settembre per San Michele Arcangelo ed il 14 Novembre per San Giovanni Eremita da Tufara. Un vero e proprio processo al carnevale quello che si svolge l'ultimo giorno di CARNEVALE.
Sport e tempo libero
Il bosco delle pianelle, località stupenda di Tufara, nota per la varietà delle specie arboree che vi vivono, é stata adeguata ad esigenze turistiche nel rispetto del suo status naturale. Tufara dista 37 km. da Campobasso e 80 km. da Isernia.
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